Il cioccolato costa sempre di più, ma il vero prezzo lo sta pagando la biodiversità


Intervista ad Andrea BERETTA a cura di Stefania BENNI

Negli ultimi mesi il cacao ha raggiunto quotazioni record, arrivando a livelli mai visti prima. Un dato che potrebbe sembrare legato esclusivamente alle dinamiche di mercato. In realtà, dietro l’aumento del prezzo del cioccolato si nasconde una crisi più profonda: una crisi ecologica che coinvolge il clima, gli ecosistemi e il delicato equilibrio tra piante e insetti impollinatori.
In questa intervista, Andrea Beretta – agrotecnico, educatore ambientale, esperto di impollinatori e tra i fondatori di Autostrada delle Api – ci accompagna dentro una vicenda poco conosciuta ma centrale per comprendere ciò che sta accadendo. Il cacao, infatti, dipende quasi esclusivamente da un minuscolo insetto, il moscerino Forcipomyia, oggi messo in grave difficoltà da siccità prolungate, eventi climatici estremi e pratiche agricole intensive che impoveriscono gli habitat naturali.
Il risultato è un effetto a catena: calo delle produzioni, tentativi di impollinazione manuale, perdita di biodiversità e aumento dei prezzi. Il cacao è solo il caso più evidente di un problema globale che riguarda tutti gli impollinatori selvatici e, con essi, la sicurezza alimentare futura.
Attraverso dati concreti ed esperienza sul campo, Beretta invita a guardare oltre il singolo prodotto e a riflettere sul legame profondo tra ciò che mettiamo nel carrello della spesa e la salute degli ecosistemi.
Un racconto che rende evidente come la tutela degli impollinatori non sia una scelta ideologica, ma una necessità urgente.

Il cacao è arrivato sfiorare nel 2025 il costo di 12.000 dollari a tonnellata. È solo un problema di mercato o il sintomo di un fallimento ecologico?
“Negli anni 2024–2025 una lunga siccità ha causato un crollo della produzione di cacao di circa il 40%. Questo ha portato i prezzi a toccare punte di 12.000 dollari a tonnellata. Oggi siamo rientrati in una fascia tra i 4.300 e i 6.000 dollari, ma resta comunque un valore altissimo se pensiamo che nel 2015 il cacao oscillava tra i 2.800 e i 3.000 dollari a tonnellata. È quindi evidente che non si tratta solo di dinamiche di mercato, ma del segnale di una crisi ambientale in atto.”

Il cacao dipende da un insetto quasi invisibile, il moscerino Forcipomyia. Perché questa specializzazione lo rende così vulnerabile?
“Tolte alcune marginali impollinazioni operate dalle formiche, Forcipomyia è di fatto l’unico insetto in grado di impollinare il fiore dell’albero del cacao. La sua rarefazione sta costringendo a ricorrere alla fecondazione manuale, una pratica che dimostra quanto il sistema sia fragile. A questo si aggiungono i cambiamenti climatici, che mettono ulteriormente in difficoltà sia l’insetto sia la pianta stessa.”

L’impollinazione manuale è una soluzione o solo un palliativo?
“Il mercato richiede grandi quantità di cacao, ma la natura – per di più già alterata – ha dei limiti. L’impollinazione manuale è un tentativo di massimizzare la produzione, ma rappresenta una soluzione temporanea. La riduzione degli insetti impollinatori ha ricadute profonde e negative sulla biodiversità, ed è un tema che merita un’attenzione molto più ampia.”

Quanto è scientificamente provato il legame tra siccità, El Niño e declino degli impollinatori?
“La siccità non solo riduce le popolazioni di Forcipomyia, ma fenomeni come El Niño provocano vere e proprie rotture delle catene trofiche. La morte massiva di questi insetti genera un effetto domino che mette a rischio l’intera biodiversità. È un aspetto scientificamente documentato, anche se ancora poco raccontato al grande pubblico.”

Le pratiche agricole intensive hanno amplificato questa crisi?
“Assolutamente sì. Le pratiche agricole intensive incidono pesantemente sull’habitat. Pulire il suolo alla base delle piante, eliminando foglie morte e materiale organico, significa distruggere i luoghi di riproduzione della Forcipomyia. Non a caso molti piccoli agricoltori stanno tornando a forme di agricoltura rigenerativa, più rispettose dei cicli naturali.”

Quali lezioni possiamo trarre per l’Italia?
“Il declino degli impollinatori è un segnale gravissimo di perdita di biodiversità. La loro rarefazione comporta, ad esempio, la diminuzione degli uccelli insettivori come le rondini. Nel lungo periodo questo processo porterà alla scomparsa di alcuni prodotti o a un aumento dei prezzi, trasformando beni di consumo comuni in prodotti di lusso. È un rischio enorme, di cui purtroppo si ha ancora scarsa percezione.”

Lei è tra i fondatori di Autostrada delle Api. Quali strategie state adottando?
“Il primo obiettivo è diffondere informazioni corrette e sensibilizzare a tutti i livelli, dalla scuola dell’infanzia alle superiori. Coinvolgiamo Comuni, aziende e cittadini attraverso progetti, conferenze e iniziative concrete, creando aree di salvaguardia per gli impollinatori selvatici, diurni e notturni. Siamo solo all’inizio di un lavoro enorme, ma necessario.

In Africa segue progetti di apicoltura sostenibile. In che modo possono aiutare le comunità locali?
“È un tema molto complesso, che richiederebbe un’intera conferenza. In sintesi, entrano in gioco fattori culturali, economici e politici: deforestazione, miniere, dighe, monocolture intensive. L’apicoltura sostenibile può contribuire a preservare gli habitat, ma non è semplice, soprattutto considerando la natura dell’ape africana e le difficoltà economiche locali. Oggi, grazie alla tecnologia, portiamo avanti corsi di formazione a distanza, cercando di tutelare gli ecosistemi senza ulteriori impatti.”

Come usa la crisi del cacao per educare al consumo consapevole?
Quando spiego alle persone il legame tra insetti impollinatori, fiori e albero del cacao, restano sorprese. Non immaginano che circa l’80% di ciò che consumiamo dipende direttamente dall’impollinazione. Questo vale per il cacao, ma anche per moltissime colture europee. Sarebbe fondamentale parlarne di più, anche attraverso campagne di informazione pubblica.”

Il cioccolato diventerà un bene di lusso?
“Il cioccolato di qualità è già un bene di lusso, anche se non sempre lo percepiamo. Il cacao Criollo, ad esempio, rappresenta solo l’1% del consumo globale ed è praticamente introvabile. Il 90% del cacao consumato è della varietà Forastero, con caratteristiche nettamente inferiori. Il Trinitario, un ibrido naturale, copre circa l’8% del mercato. Le differenze qualitative sono enormi, un po’ come confrontare vini da tavola e grandi etichette.”

Qual è il messaggio finale ai consumatori e ai decisori politici?
“Ai politici chiedo di smettere di ignorare il problema e di andare oltre interventi di facciata, favorendo una vera divulgazione scientifica e norme concrete per contrastare il declino degli impollinatori selvatici. Le produzioni agricole stanno già mostrando segnali preoccupanti, e non saranno droni o intelligenza artificiale a risolvere tutto.
Alle persone chiedo di informarsi di più e di distrarsi meno con il gossip. Noi cerchiamo di fare la nostra parte, come piccola realtà di volontari. Siamo forse un’avanguardia su questo tema, ma il rischio è che la consapevolezza arrivi troppo tardi, quando avremo già perso tempo prezioso.”